Buio in sala. Strusciare di giacche. Timidi colpi di tosse. È quasi silenzio in platea. Poi una voce baritonale che ha qualcosa della divinità, in questa assenza di luce, in questa attesa sospesa, parla.
Si prèga di spègnere i telèfoni cellulari.
Tutte le volte mi chiedo: possibile che ci sia bisogno di ricordarlo? Possibile che la gente non lo faccia in automatico come allacciarsi la cintura appena sale in macchina? Come salutare quando si torna a casa dopo una giornata di lavoro o chiudere gli occhi quando starnutiamo? Possibile.
Questa voce, che apre tutte le "e" che noi milanesi chiudiamo, parla agli sbadati, quelli che perdono il cellulare in una tasca, quelli che dicono ora lo faccioehi ciao anche tu qui? quelli che meglio una volta in più che una in meno. Loro non lo fanno apposta, ciccini. Sono fatti così. La voce li conosce e gli dà quel minuto in più per permettergli di correggersi, senza giudicarli.
Ma poi ci sono quegli altri. Quelli che pensano che mettere il silenzioso uguale spegnere il cellulare. Così posso controllare l’ora e organizzarmi per il dopo spettacolo. Eh no, scusate ma io sono intransigente. Silenzioso uguale cellulare spento solo se lo tieni in tasca o sepolto nella borsa. Se lo tieni sotto mano e ogni due per tre lo guardi, la tua faccina si illumina di una luce fantasma e dal palco si vede. Ti sembra carino? Ochei, puoi avere un parente che sta male o una moglie partoriente. Fine della casistica che contemplo e giustifico. Se non vedi l’ora di uscire da teatro, non entrare. Se lo spettacolo ti fa schifo, alzati e vattene. L’attore se ne avrà a male, ma almeno gli avrai comunicato una cosa chiara e non un generico disinteresse.
Poi ci sono dei casi estremi. Come quella volta al cinema che un telefono ha squillato, una donna ha risposto e a voce normale, come se fosse nel salotto di casa sua, ha detto che stava vedendo un film, che non era male, che sua mamma stava meglio, e tua figlia come sta, no figurati non mi stai disturbando eccetera eccetera. Finalmente mette giù e riferisce al marito che la Carla li ha invitati a cena venerdì. Che dire? Che fare? Che farle?! Propongo rieducazione coatta in Siberia, taglio della lingua e bando perenne dalle sale cinematografiche.
Un’ultima cosa. La voce divina una volta saggiamente ha detto: se avete la tosse non è un problema, ma le caramelle scartatele ora.