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giovedì 19 febbraio 2015

Scemo di guerra

La prima volta che l'ho visto salire in fondo al tram era in tenuta militare: anfibi neri, mimetica, cappellino nero.
Un soldato, penso. Fascista, giudico.
La seconda volta, stessa ora, stesso tram. Come un impiegato, ma alle forze dell'ordine. Forse lui va in giro così, sempre. La mattina apre l'armadio e una nuance di verde marcio gli si para davanti. Nella sua testa rimbomba: <<In riga!>>. Passa in rassegna il plotone nel cortile della caserma. Sono americani, tedeschi, russi, sono pezzi storici da collezione trovati ai mercatini, sono esemplari rari delle regioni dell'est comprati al mercato nero. Sono italiani. I più valorosi. E tra questi, il suo pupillo, il completo da combattimento dell'Esercito Italiano.
La sua camera è spoglia. Le lenzuola bianche sono tese sul letto. Se ci lanci una monetina, questa rimbalza. Sul comodino, una cartolina sacra della Madonna. Prima di uscire fa baciare la piastrina che porta al collo alla Santa Vergine. E poi anche per lui è buongiorno.
La terza volta lo vedo salire sul tram e marciare verso una ragazza che se ne sta seduta tranquilla.
<<Credi nella Madonna?>>
Lei farfuglia che sì, che però, non sa. Ma tanto lui non l'ascolta, <<ignorante>> le dice e disprezzandola a gesti e a parole se ne va in fondo al tram, spintonando i civili.

Il Signor Sì scende in via Larga, là dove son sempre parcheggiate delle camionette militari e due giovani presidiano un ingresso. Ero convinta fosse una scuola, ma mi sbagliavo. Forse un consolato, oppure non so. Comunque. Lui si mette con loro. Sta lì, presta servizio, anche se nessuno gliel'ha chiesto.
Non possono cacciarlo perché è disciplinato e non dà fastidio.
Non possono arruolarlo perché la sua disciplina è roba da matti.

giovedì 15 gennaio 2015

Il Furetto furioso

Mezzi pubblici uguale fetore e sporcizia.
Ci fai caso a giorni alterni, ma il giorno sì, quello in cui l’occhio cade, irresistibilmente attratto da ciò che più lo repelle, due domande te le fai.
Ragazza mia dai capelli lunghi e biondi, perché non te li lavi? Ne hai due messi in croce, anche ad asciugarli ci metterai un attimo.
Sei pronto a colpirla col tuo disappunto, ma appena incontri quel suo muso da furetto qualcosa ti blocca e quasi ti vien da chiederle scusa.
È come ti guarda. Fa girare l’occhio verso l’angolino in basso e ti scruta di traverso. Uno sguardo a destra, uno a sinistra, e ancora a destra, e poi a sinistra. Non le piaci, noi non le piacciamo e non si fida affatto, tanto che tiene la borsa grande rispetto al suo corpo piccolo stretta sotto al braccio. Ha molte più gambe che busto e la tendenza ad occupare poco spazio. Lei non tocca gli altri, gli altri non la toccano. Chissà cosa le ha fatto la vita, per spostarla tra coloro che sono al loro posto e non al nostro. Quando scende in Cinque Giornate si allontana a piccoli passi svelti.

Arriverà in ufficio e saluterà (saluterà?) con voce incerta. Si sederà alla scrivania e sistemerà le sue cose con movimenti nervosi. Non alzerà il naso dalle sue carte, ma il suo sguardo scandirà i secondi, des-sinis-des-sinis, di qua e di là, tic tac, fino all’ora di pranzo quando tirerà fuori un panino di pan carré al prosciutto cotto avvolto nel cellofan. Un giorno qualcuno le chiederà di andare a pranzare insieme. Lei si stringerà la borsa sotto il braccio e dirà di no, oggi no, non oggi. Ma la sera si farà lo shampoo.