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giovedì 6 agosto 2015

Chiamate un dottore

Sedute una di fronte all'altra, dottoressa e paziente aspettavano che l'altra iniziasse a parlare per prima.
Il cosiddetto silenzio di tomba fu rotto dal "mi dica" di rito.
- Mi dica.
- Dottoressa...
- Eh.
Quell'"eh", scocciato, accaldato, distratto, riportò il dialogo allo stadio iniziale. Allo zero, al vuoto assoluto, alla tabula rasa. Di nuovo fu la dottoressa a prendere la parola.
- È la prima volta che la vedo. Vogliamo fare un'anamnesi?
- Se vuole, se devo.
- È prassi. Altrimenti mi dica quello che deve dirmi. Le fa male qualcosa?
- No.
- Ha bisogno di una ricetta?
- No.
- Ha bisogno di compagnia?
- No, sono sposata.
- Suo marito la picchia?
- No.
- Problemi sessuali?
- No, affatto.
- Turbe psichiche? Ha bisogno per sé o per dei familiari di psicofarmaci?
- No, credo di no.
- Perché è venuta da me?
- ...
- Senta, sono le 19. Di là stanno aspettando almeno altre 5 persone, anziane. Lei è giovane e forse non si rende conto che questo è il luglio più caldo della storia, svuoto una tanica da 12 litri d'acqua del condizionatore al giorno e io sto perdendo la pazienza. Ne sento di ogni tutti i giorni. Mi dica, ha qualche morbo imbarazzante? Le zecche, la candida, l'hiv, vuole abortire?
- Mi scusi. Ha ragione, stavo cercando le parole.
- Faccia un respiro profondo.
La paziente abbassò gli occhi e cominciò a parlare.
- Ogni volta che prendo il tram 12 succede una cosa molta brutta. Per questo ho voluto vederla oggi, anche se in realtà non ho niente. Per avvertirla. Ogni volta che prendo il tram 12 è perché sono stata all'Ufficio Scelta e Revoca dell'ASL e ogni volta che vado all'Ufficio Scelta e Revoca il medico che scelgo...
Si sentiva solo il tic-tic della penna a scatto che la dottoressa teneva in mano. E con un po' di attenzione, si poteva ascoltare anche un cuore impazzito. Era quello della paziente che rimbombava nei suoi timpani. Per zittirlo, riprese il discorso.
- Il primo se n'è andato a maggio di quattro anni fa. L'ultimo il mese scorso. E nel mezzo altri tre o quattro hanno fatto la stessa fine. Giuro di non aver mai visto nessuno di questi dottori in faccia perché io li sceglievo, ma non avevo mai bisogno di loro, stavo bene. E poi arrivava quella lettera: "Siamo spiacenti di comunicarle che il suo medico di base è deceduto." La prima volta, la seconda... ammetto che ci vedevo dell'ironia. E poi la terza, la quarta, la quinta vittima. Ecco solo per avvertirla che di recente ho preso il tram 12 dopo aver scelto lei.
La dottoressa sbigottita faceva tanto d'occhi e restava a bocca aperta.
- Dottoressa?
Silenzio di tomba.
- Dottoressa?
Uscì dallo studio e con la calma che solo un killer può avere disse di chiamare un dottore.

venerdì 13 febbraio 2015

Lettera al mio nuovo dottore

Caro Dottor C.P.,
spero che lei goda di buona salute e che il nostro rapporto possa essere duraturo. La prego di non lasciarmi anzitempo e di non costringermi a recarmi una seconda volta presso l’Ufficio Scelta e Revoca dell’ASL di viale Molise 64 perché è un luogo che tutto mi rappresenta fuorché un posto di salute e igiene. 
Il puzzo degli angoli, il legno scrostato delle porte, le scritte sui muri, i soffitti lì lì per crollare. In fondo un giaciglio per clochard. Mi chiedo: sarà veramente qui o ci sarà un’altra entrata? Poi pian piano arrivano altre persone. Chi è l’ultimo? Un capannello di pochi aspetta l’apertura delle 8.30 e io capisco che si tratta dell’ingresso giusto. Molto brutto, ma giusto.
Faccio in fretta, per fortuna. Molto più in fretta di quella volta in via Doria. E quando esco prendo il 12, sarà lui oggi ad accompagnarmi al lavoro.
Forse mi sono dilungata troppo. Tornando a noi, caro Dottor C.P., mi auguro di venirla a trovare il meno spesso possibile, per non intasare le immagino già lunghe file dei suoi anziani pazienti.
Stia bene, mi raccomando

Aila S.