venerdì 25 settembre 2015

Il pescatore di arcobaleni

In natura esistono diversi elementi che aiutano l’essere umano a orientarsi. Il sole che viaggia da est a ovest passando da sud, le ombre create dal sole, il muschio sui tronchi nei boschi, le stelle di notte, il vento per alcuni e gli arcobaleni. Già, orientarsi con gli arcobaleni è una ricetta alla portata di tutti.
Prendete il temporale una sera in città.
Lasciate che spiova.
Guardate le nuvole grevi spostarsi più in là.
Appoggiate delicati l’occhio sulla luce che indora le case, le foglie, le rotaie del tram.
Perdete l’equilibrio perdendovi col naso all’insù.
E laggiù, dove il cielo si apre,
dove scoppia la scatola dei colori,
è il west.


Eliseo era un pescatore di arcobaleni nato. Quando davano pioggia, si infilava gli stivali, la cerata grande di suo padre, il sud-ovest e aspettava che le prime gocce battessero sui vetri per uscire. Viveva in campagna e il sentiero che seguiva era un misto di fango e di sassi rotondi. Nessuno sapeva dove andava perché nessuno aveva mai avuto voglia di seguirlo. In caso di pioggia era meglio per tutti restarsene a casa.
Eliseo camminava per cinquanta minuti nella campagna battuta dalla pioggia fino ad arrivare a un immenso pozzo, largo ma poco profondo. Si sedeva su un masso lì a fianco e aspettava che il temporale si stancasse. A quel punto entrava nel pozzo, l'acqua gli arrivava sopra o sotto il ginocchio a seconda della volta, a tentoni cercava il tappo che stava sul fondo e nell'attimo in cui il raggio di sole colpiva la goccia e nasceva l'arcobaleno, stappava il pozzo e in un gorgo finivano l'acqua e i colori tutti.
Dove finissero esattamente neanche Eliseo lo sapeva, ma così, a fantasia, pensava finissero sotto terra.
Aila Saviano Buongiorno27


Il terreno di famiglia era vasto e le braccia da coordinare molte. Il padre di Eliseo era un uomo giusto che rispettava la terra e le persone che lavoravano per lui. Un giorno che il cielo andava coprendosi e la terra a incupirsi, disse ai suoi di rientrare. Lui restò solo in mezzo al campo ché della pioggia, un po' come al figlio, poco importava. I tuoni gli si stringevano intorno, il grano si piegava sconvolto come calpestato da una mandria al galoppo.
Il fulmine non tardò ad arrivare. 

Eliseo fu attraversato da una scossa. Si alzò dal masso per scrollarsi quel formicolio di dosso e perché comunque era quasi ora di entrare nel pozzo.
Un'ora dopo era di ritorno a casa. Sua madre aveva il volto fradicio segnato di rosso. Un pianto violento come la pioggia aveva lasciato traccia del suo passaggio, scavando profondi solchi sulla pelle, scuotendo i capelli. Le aveva gelato le mani attorno un lembo della camicia ridotto a uno straccio. L'aveva visto con i suoi occhi i suoi occhi avevano visto cosa avevano visto l'avevano visto. Balbettava un ritornello senza note.
Un vento fortissimo aveva spazzato via tutto ciò che si trovava tra lei e l'orizzonte, lasciandole solo quel cerchio bruciato in mezzo al campo di grano.

Esistono in natura esseri umani capaci di orientarsi con gli arcobaleni. Dopo un temporale sanno sempre da che parte guardare per vedere il cielo che torna. Così due giorni dopo Eliseo accompagnò sua madre e i braccianti al pozzo, ciascuno portava alla terra un pugno di cenere bagnata. Scavarono tutti ed Eliseo scoprì che aveva ragione. I colori che aveva raccolto negli anni erano ancora lì e temporale sì temporale no avrebbe sempre saputo dove ripescarli.



martedì 15 settembre 2015

Lo zio Nando

Lo zio Nando veniva dal sud.
La famiglia di suo fratello aveva risalito la penisola quindici anni prima e da allora si erano sentiti solo per telefono in occasione delle feste comandate, per scambiarsi le condoglianze in due casi di decesso e per un numero indefinito di felicitazioni per matrimoni, nascite e battesimi. 
Lo zio Nando raggiunse il resto della famiglia nell’estate dell’81, aveva 75 anni portati bene e una pancia importante. In quel frangente, una serie di eventi fece sì che la sua fama precedette, seppur per poche ore, la sua pancia.
Allo svincolo che portava dall’autostrada alla litoranea, una donna porse al marito un panino che gli andò di traverso e lo fece tossire a tal punto che l’uomo perse il controllo della macchina e causò un incidente di portata mastodontica. Nessun morto. Qualche ferito, molti contusi e una coda lunga ore e chilometri.
Risalendo la coda, in una Fiat Panda nuova fiammante, lo zio Nando, suo fratello, la moglie di suo fratello e l’indemoniato Michelino pativano il caldo e i capricci della radio che proprio non voleva saperne di sintonizzarsi su una qualunque frequenza.
Lo zio Nando, dopo aver brontolato per una buona mezz’ora che avrebbe fatto meglio stare a casa sua per altri quindici anni, che cosa gli era venuto in mente di andare al mare una volta che aveva deciso di vedere la città, non capendo se gli costasse più fatica star lì seduto o scendere dall’auto, si decise a un certo punto a uscire a sgranchirsi le gambe. Nonostante la sua indole oziosa, pensò di poter far qualcosa per l’antenna. Ma per quanto si aggrappasse, girasse, allungasse, la radio continuava a emettere i suoi fastidiosi ronzii.
Incolonnata dietro di loro c’era un’altra famiglia. La mamma aveva appena srotolato dalla carta stagnola una fetta di crostata e allo zio Nando venne un’idea. 
- Mi scusi, le serve la carta?
- No, la butto.
- Posso averla?
- È tutta sporca.
- Non importa.
- Se è contento lei.
- Sarò contento quando sarò riuscito a far funzionare la radio.
- Allora poi faccia contento anche me! - La voce proveniva da un’altra macchina. - Anche la nostra non prende. 
- Se funziona e se trova dell’altra stagnola dopo vengo da lei.
Lo zio Nando si ingegnò e costruì una protesi all’antenna. Si allontanò dalla Panda di famiglia e andò da quell’altro. Mentre montava il suo marchingegno, i due scoprirono di avere una conoscenza in comune. Quello dell’auto di fianco disse che lo conosceva anche lui, erano andati a scuola insieme.
- L’avvocato è un grand’uomo.
- Avvocato? Chi è avvocato? - Una donna si sporse dal finestrino e fece cenno allo zio Nando di avvicinarsi.
- Ho una questione con mio marito. Divorziamo.
- Ah, lei è il diavolo! - Un prete che viaggiava su un pulmino insieme ai ragazzi dell’oratorio doveva dire la sua. La donna imbufalita scese dall’auto, aprì il bagagliaio e tirò fuori un cartello brandendolo di fronte al parabrezza del prete. “L’utero è mio e lo gestisco io”.  Non c’entrava niente in quella conversazione, ma era giusto per rimarcare i rispettivi territori. A me il femminismo, a te la chiesa.
Così lo zio Nando, da un finestrino all’altro, conobbe tutti quelli che quel giorno erano incolonnati per andare al mare. Cinquanta macchine davanti alla Panda e cinquanta macchine dietro contribuirono alla nuova fama del Nando, l’antennista, l’amico dell’avvocato, l’avvocato del diavolo, il paninaro, l’arrotino e chi più ne ha più ne metta.
Aila Saviano Buongiorno 27

Non si sa come, ma c’era da prevederlo, la coda finalmente si mosse. L’aria tornò a infilarsi nei finestrini, la gente salutava lo zio Nando dandogli appuntamento al bar, quello vicino al porto. Successe però che tra tutte quelle macchine che prendevano l’abbrivo lo zio Nando perse la Fiat Panda nuova fiammante, si guardò intorno, smarrito, e restò lì per sempre.

Io lo zio Nando non l'ho mai conosciuto. Mia mamma era incinta di me quando accadde il fatto. Ma tutte le volte che ripercorro quell'autostrada me lo immagino ancora in quel punto, attaccato a una radiolina con una lunghissima antenna di carta stagnola, tutto preso a brontolare che avrebbe fatto meglio a rimanere al sud.