Una volta mi han rubato la catena della bici. Una buona catena, di quelle robuste.
Non capivo come fosse stato possibile.
Forse mi ero dimenticata di legare la bici, la catena era rimasta arrotolata intorno al sellino e qualcuno, vedendola con le sue belle maglie sciolte, l'ha presa e se l'è portata via. Ma una catena senza chiave non serve a molto.
Oppure l'avevo legata e il ladro, dopo averla tranciata, ha pensato che valesse più della mia bici, detta La Truce per via dei fanalini rotti e della ruggine che la corrode. Ma una catena spezzata non serve a molto.
Le fantasie su che fine potesse aver fatto la mia catena andavano dalla metallara vanitosa che se l'era messa al collo al violento di periferia che ne fece arma per uccidere.
La verità è che io non sapevo più che farmene di una bici senza catena.
Lasciarla lì, slegata e se qualcuno se la prende.
Pedalarla e non lasciarla mai.
Alla fine l'ho messa in cantina pensando: fino a quando non compro una nuova catena.
Non so se avete mai visto una bicicletta in cantina.
Col tempo le gomme si gonfiano, il sellino si impolvera e lei si piega sempre più sul cavalletto come una vecchietta che non ce la fa più.
L'ho lasciata chiusa al buio per tanto tempo, ma non l'ho mai dimenticata.
E sarà per questo che quando l'ho rivista non l'ho riconosciuta, perché me la ricordavo diversa.
Me la ricordavo bianca su un prato sotto al sole, me la ricordavo veloce in primavera e lenta d'inverno, me la ricordavo bagnata, me la ricordavo con una torta nel cestino e un'amica sul portapacchi.
E solo allora mi sono ricordata anche di un'altra cosa. Che la mia bici, detta La Truce, una catena non l'aveva mai avuta.