giovedì 23 aprile 2015

Scritto per l'aria

Si accorse di avere un problema quando, tra tutti i suoi libri, non riuscì più a trovare l’uscita di casa. Il problema non era tanto uscire per uscire, quanto uscire per andare a comprare un nuovo romanzo. Viveva ormai da anni come un tarlo nel legno, divorando pagine su pagine, dormendo su copertine rigide, strisciando per spostarsi e cantando quando voleva sentire una voce che non fosse quella degli scrittori. Ma poiché non aveva niente da dire in più rispetto a loro, si limitava a far risuonare le vocali nello spazio stretto che si era concessa. Nell’ultimo periodo aveva scoperto le diplofonie che riuscivano a distrarla dalla lettura anche per dieci minuti di seguito. Nessuno dei vicini poteva sentirla perché l’accumulo di libri aveva insonorizzato l’appartamento.
Fino a qualche settimana prima poteva ancora acquistare libri online, ma poi aveva perso il caricabatteria del portatile da qualche parte e adesso si trovava nella scomoda situazione di dover uscire di casa per andare a fare rifornimento. Non poteva dire da quanto tempo stesse cercando l’uscita. La luce del sole aveva smesso di filtrare dalle finestre ormai da mesi e lei girava come in miniera con una torcia sulla fronte, scavando cunicoli tra i libri. A un certo punto iniziò a mancarle l’aria, ma non perché fosse stata assorbita tutta dai libri, ma perché aveva bisogno di leggere. Provò ad aprire pagine di libri già letti, ma le parole erano state già assimilate e a tal punto consumate che non potevano più saziarla. Come la terra per la pianta che col tempo perde tutte le sostanze e i minerali, così quelle pagine per lei erano prive di nutrimento. E più si affaticava a cercare l’uscita, più consumava le poche energie che le rimanevano e più si perdeva in quel mare di libri e più non si rendeva conto che l’unica porta da aprire era il cappuccio di quella penna biro.
Se solo l’avesse levato, se solo avesse poggiato la punta della penna su un foglio, l’inchiostro avrebbe iniziato a scorrere in nuove parole, dissetanti, golose, dolcissime o amare, del sapore di cui più aveva voglia in quel momento.
Aila Saviano