Si accorse di avere un problema quando, tra tutti i suoi
libri, non riuscì più a trovare l’uscita di casa. Il problema non era tanto
uscire per uscire, quanto uscire per andare a comprare un nuovo romanzo. Viveva
ormai da anni come un tarlo nel legno, divorando pagine su pagine, dormendo su
copertine rigide, strisciando per spostarsi e cantando quando voleva sentire
una voce che non fosse quella degli scrittori. Ma poiché non aveva niente da
dire in più rispetto a loro, si limitava a far risuonare le vocali nello spazio
stretto che si era concessa. Nell’ultimo periodo aveva scoperto le
diplofonie che riuscivano a distrarla dalla lettura anche per dieci minuti di
seguito. Nessuno dei vicini poteva sentirla perché l’accumulo di libri aveva
insonorizzato l’appartamento.
Fino a qualche settimana prima poteva ancora
acquistare libri online, ma poi aveva perso il caricabatteria del portatile da
qualche parte e adesso si trovava nella scomoda situazione di dover uscire di
casa per andare a fare rifornimento. Non poteva dire da quanto tempo stesse cercando l’uscita. La
luce del sole aveva smesso di filtrare dalle finestre ormai da mesi e lei
girava come in miniera con una torcia sulla fronte, scavando cunicoli tra i
libri. A un certo punto iniziò a mancarle l’aria, ma non perché fosse stata
assorbita tutta dai libri, ma perché aveva bisogno di leggere. Provò ad aprire
pagine di libri già letti, ma le parole erano state già assimilate e a tal
punto consumate che non potevano più saziarla. Come la terra per la pianta che
col tempo perde tutte le sostanze e i minerali, così quelle pagine per lei
erano prive di nutrimento. E più si affaticava a cercare l’uscita, più
consumava le poche energie che le rimanevano e più si perdeva in quel mare di
libri e più non si rendeva conto che l’unica porta da aprire era il cappuccio
di quella penna biro.
Se solo l’avesse levato, se solo avesse poggiato la punta della penna su un foglio, l’inchiostro avrebbe iniziato a scorrere in nuove parole, dissetanti, golose, dolcissime o amare, del sapore di cui più aveva voglia in quel momento.
Se solo l’avesse levato, se solo avesse poggiato la punta della penna su un foglio, l’inchiostro avrebbe iniziato a scorrere in nuove parole, dissetanti, golose, dolcissime o amare, del sapore di cui più aveva voglia in quel momento.

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