giovedì 7 aprile 2016

Finché non arriva la meteora blu

Nella notte delle quattro frecce cadeva una pioggia insistente così che i vetri delle auto erano tutti appannati. Dita disegnavano cuori, scrivevano nomi e parole d’amore.
Dentro un curioso non avrebbe potuto guardare, perché i respiri difendevano l'abitacolo con più forza di una luce spenta. E i cuori pulsavano più dei clacson di chi aveva fretta di passare.
La città era tutta un’intermittenza. Una sincope di luci arancioni, fanali ammiccanti in seconda fila fin oltre l’ora in cui i semafori danno la buona notte al rosso e al verde e a vegliare resta solo il giallo che si spegne e s’accende.
In qualunque via, senso unico o viale alberato, le auto si erano fermate un secondo di più, gli amanti avevano una cosa da dirsi, l’ultima, una cosa importante.
Ma poi cadeva il silenzio, cadevano gli sguardi. Così il secondo diventava un infinito minuto e pian piano intorno aumentavano di quattro in quattro le frecce lampeggianti.

Era uno strano fenomeno. Visto dall’universo sarebbe sembrato un gigante falò. E in effetti le strade bruciavano, le auto a motore spento si surriscaldavano. Partivano le sciarpe, partivano i giacconi. Partivano i maglioni. Partivano i baci.
Qualcuno cancellò la condensa dal finestrino con la mano e si sorprese nel vedere di non essere solo. Abbracciate le coppie guardavano la città intermittente come un cielo stellato. 



E poi successe. Da questo cielo in terra cadde una stella. Una stella blu, lampeggiante, meteora veloce, razzo. Scosse il silenzio, risuonò di paura, gridò: <<il tempo è finito!>>

Allora le portiere si aprirono, i finestrini si spannarono, i motori si accesero, le quattro frecce si spensero, le auto partirono e le strade rimasero vuote.

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