venerdì 27 febbraio 2015

L'attrice di legno

Lunedì sera, largo anticipo. Alla scuola di teatro i miei compagni non ci sono ancora. Mi siedo per terra in classe e aspetto e aspettando vedo le due sedie pieghevoli appoggiate al muro. Avete presente quelle di legno dell'Ikea? Ci sono rosse e nere, hanno un buco rotondo sullo schienale e listelli a far da seduta.
Nelle scuole di teatro queste sedie pieghevoli ci sono sempre. Fanno parte della compagnia e, quando entrano in scena, smettono di essere sedie e recitano la loro parte.
Le sedie aperte sono troni e tavoli, chiuse sono quadri appesi al muro e fucili. Come? Piega la sedia, mettila sottobraccio, puntala contro qualcuno. Cos'è?
Sono racchette da tennis, sono biciclette col cestino, le ali di un jumbo. Le sedie pieghevoli sono piedistalli da cui appellare il popolo, sono sedie a rotelle, carrelli della spesa, girelli per anziani. Le sedie pieghevoli sono effetti sonori. Uno sparo! che viene da destra, la risacca che viene dal mare, una corsa, un galoppo, un trotto. Al passo. 
Le sedie pieghevoli sono lo stargate, non puoi fare l'attore se non ci passi attraverso. Sono l'ingresso di una tana sotterranea, sono la zaino di uno sherpa, sono una gogna medievale.
Le sedie pieghevoli fanno il parlamento, fanno la scuola elementare, fanno il tram, fanno il divano, fanno la chiesa. Fanno sposare, fanno impiccare, fanno protestare le folle.
Le sedie pieghevoli fanno un sacco di cose, ci fanno immaginare, ci fanno divertire e quando siamo in anticipo ci fanno passare il tempo comodamente seduti.

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