La prima volta che l'ho visto salire in fondo al tram era in tenuta militare: anfibi neri, mimetica, cappellino nero.
Un soldato, penso. Fascista, giudico.
La seconda volta, stessa ora, stesso tram. Come un impiegato, ma alle forze dell'ordine. Forse lui va in giro così, sempre. La mattina apre l'armadio e una nuance di verde marcio gli si para davanti. Nella sua testa rimbomba: <<In riga!>>. Passa in rassegna il plotone nel cortile della caserma. Sono americani, tedeschi, russi, sono pezzi storici da collezione trovati ai mercatini, sono esemplari rari delle regioni dell'est comprati al mercato nero. Sono italiani. I più valorosi. E tra questi, il suo pupillo, il completo da combattimento dell'Esercito Italiano.
La sua camera è spoglia. Le lenzuola bianche sono tese sul letto. Se ci lanci una monetina, questa rimbalza. Sul comodino, una cartolina sacra della Madonna. Prima di uscire fa baciare la piastrina che porta al collo alla Santa Vergine. E poi anche per lui è buongiorno.
La terza volta lo vedo salire sul tram e marciare verso una ragazza che se ne sta seduta tranquilla.
<<Credi nella Madonna?>>
Lei farfuglia che sì, che però, non sa. Ma tanto lui non l'ascolta, <<ignorante>> le dice e disprezzandola a gesti e a parole se ne va in fondo al tram, spintonando i civili.
Il Signor Sì scende in via Larga, là dove son sempre parcheggiate delle camionette militari e due giovani presidiano un ingresso. Ero convinta fosse una scuola, ma mi sbagliavo. Forse un consolato, oppure non so. Comunque. Lui si mette con loro. Sta lì, presta servizio, anche se nessuno gliel'ha chiesto.
Non possono cacciarlo perché è disciplinato e non dà fastidio.
Non possono arruolarlo perché la sua disciplina è roba da matti.
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