Mezzi pubblici uguale fetore e sporcizia.
Ci fai caso a giorni alterni, ma il giorno sì, quello in cui l’occhio cade, irresistibilmente attratto da ciò che più lo repelle, due domande te le fai.
Ragazza mia dai capelli lunghi e biondi, perché non te li lavi? Ne hai due messi in croce, anche ad asciugarli ci metterai un attimo.
Sei pronto a colpirla col tuo disappunto, ma appena incontri quel suo muso da furetto qualcosa ti blocca e quasi ti vien da chiederle scusa.
È come ti guarda. Fa girare l’occhio verso l’angolino in basso e ti scruta di traverso. Uno sguardo a destra, uno a sinistra, e ancora a destra, e poi a sinistra. Non le piaci, noi non le piacciamo e non si fida affatto, tanto che tiene la borsa grande rispetto al suo corpo piccolo stretta sotto al braccio. Ha molte più gambe che busto e la tendenza ad occupare poco spazio. Lei non tocca gli altri, gli altri non la toccano. Chissà cosa le ha fatto la vita, per spostarla tra coloro che sono al loro posto e non al nostro. Quando scende in Cinque Giornate si allontana a piccoli passi svelti.
Arriverà in ufficio e saluterà (saluterà?) con voce incerta. Si sederà alla scrivania e sistemerà le sue cose con movimenti nervosi. Non alzerà il naso dalle sue carte, ma il suo sguardo scandirà i secondi, des-sinis-des-sinis, di qua e di là, tic tac, fino all’ora di pranzo quando tirerà fuori un panino di pan carré al prosciutto cotto avvolto nel cellofan. Un giorno qualcuno le chiederà di andare a pranzare insieme. Lei si stringerà la borsa sotto il braccio e dirà di no, oggi no, non oggi. Ma la sera si farà lo shampoo.
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