Inverno è mettere tanto zucchero nelle bevande calde.
O tanto dolcificante se sei alta, magra e bionda. Con il naso dritto e la bocca stretta in una smorfia costante di superiorità. Se hai forme perfette che resistono alla forza gravitazionale esercitata dal pianeta Over50. Se misuri l'eleganza in centimetri di tacco e diametro delle scollature.
Un giorno ti sorprendo a leggere il Simposio di Platone. Strano abbinamento, tu con il Simposio. Ti credevo una superficiale e invece guarda che letture erudite. Forse è una versione a fumetti? Basta essere cattive, d'altronde anche la mia prof di latino e greco del liceo era come te, solo molto più bassa. Appariscente non significa oca.
Quel giorno un uomo ti si siede accanto: <<Lessi anche io il Simposio, da ragazzo.>> Usa il passato remoto per darsi un tono. Ma tu non rispondi, non lo degni nemmeno di mezzo sorriso. Anche da seduta sei più alta di lui di una spanna. Ma ormai lui si è agganciato, ti domanda se ti sta disturbando, ti chiede dove stai andando, se ti piace il tuo lavoro. E quando scendi dal tram lui ti segue, come i ratti il pifferaio magico. O forse meglio, come i marinai le sirene.
Però spesso una sirena è sinonimo di allarme e tu, pover'uomo, non l'hai capito. Sei stato rapito.
La mattina dopo la bambola si era sgonfiata. Riprese i suoi anni, le sue rughe, i suoi primi capelli bianchi, la sua voglia di scarpe comode. Riprese a camminare al pian terreno dove ai dialoghi di Platone si preferiscono le sfumature di grigio.
giovedì 29 gennaio 2015
La Sirenetta
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venerdì 23 gennaio 2015
Il Barbocchiale
Ti viene da dargli del tu. Giovane, con una bella barba scura, lunga ma non foltissima, occhiali dalla montatura nera e spessa e quella borsa a tracolla di cuoio con inserti celesti. Scarpe lucide, calzini a righe e ovviamente cuffie vistose bianche, ma che non lasciano trapelare nulla dei suoi gusti musicali. Sotto questo hipster sui generis, soprattutto per la stazza che non è asciutta come quella degli altri della sua specie, potrebbe nascondersi un metallaro, un jazzaholic, un rapper. Purtroppo radiografare la sua tracklist non è dato, ma facciamo che ascolti soprattutto classica. Mentre il barbiere di Siviglia lo accompagna oltre via Meravigli, l'orsacchiottone pacioccone legge un libro di storia moderna. Roba seria, ma comunque la voglia di andare lì e dirgli ehi ciao come ti chiami è forte.
Una volta una ci ha provato, non nel senso fisicoaffettivo, ma nel senso che ha provato a dirgli ehi ciao. Soltanto che lui ha frainteso e ha capito che ci stava provando nell'altro senso. Quindi è diventato tutto rosso, non ha detto niente e con una coordinazione perfetta è riuscito nello stesso istante ad alzare la mano in segno di timido saluto, alzare il volume della musica e scendere dal tram.
SOOOOONO IL FACTOOTUM DEEEELLA CITTÀÀÀÀ! gli urla Figaro nelle orecchie. E non sente lo scampanellio di una bici che imprudente e sfacciata gli sfreccia addosso.
I due sono a terra, in un miscuglio di raggi, pedali, fili delle cuffie, tracolle delle borse e sguardi imbarazzati. Lui la guarda bene e la riconosce:
<<Ehi ciao ma di solito non prendi il tram?>>
Lei si fa rossa, non dice niente, e rialzata la bici si allontana pedalando come una matta.
SOOOOONO IL FACTOOTUM DEEEELLA CITTÀÀÀÀ! gli urla Figaro nelle orecchie. E non sente lo scampanellio di una bici che imprudente e sfacciata gli sfreccia addosso.
I due sono a terra, in un miscuglio di raggi, pedali, fili delle cuffie, tracolle delle borse e sguardi imbarazzati. Lui la guarda bene e la riconosce:
<<Ehi ciao ma di solito non prendi il tram?>>
Lei si fa rossa, non dice niente, e rialzata la bici si allontana pedalando come una matta.
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giovedì 15 gennaio 2015
Il Furetto furioso
Mezzi pubblici uguale fetore e sporcizia.
Ci fai caso a giorni alterni, ma il giorno sì, quello in cui l’occhio cade, irresistibilmente attratto da ciò che più lo repelle, due domande te le fai.
Ragazza mia dai capelli lunghi e biondi, perché non te li lavi? Ne hai due messi in croce, anche ad asciugarli ci metterai un attimo.
Sei pronto a colpirla col tuo disappunto, ma appena incontri quel suo muso da furetto qualcosa ti blocca e quasi ti vien da chiederle scusa.
È come ti guarda. Fa girare l’occhio verso l’angolino in basso e ti scruta di traverso. Uno sguardo a destra, uno a sinistra, e ancora a destra, e poi a sinistra. Non le piaci, noi non le piacciamo e non si fida affatto, tanto che tiene la borsa grande rispetto al suo corpo piccolo stretta sotto al braccio. Ha molte più gambe che busto e la tendenza ad occupare poco spazio. Lei non tocca gli altri, gli altri non la toccano. Chissà cosa le ha fatto la vita, per spostarla tra coloro che sono al loro posto e non al nostro. Quando scende in Cinque Giornate si allontana a piccoli passi svelti.
Arriverà in ufficio e saluterà (saluterà?) con voce incerta. Si sederà alla scrivania e sistemerà le sue cose con movimenti nervosi. Non alzerà il naso dalle sue carte, ma il suo sguardo scandirà i secondi, des-sinis-des-sinis, di qua e di là, tic tac, fino all’ora di pranzo quando tirerà fuori un panino di pan carré al prosciutto cotto avvolto nel cellofan. Un giorno qualcuno le chiederà di andare a pranzare insieme. Lei si stringerà la borsa sotto il braccio e dirà di no, oggi no, non oggi. Ma la sera si farà lo shampoo.
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