giovedì 29 gennaio 2015

La Sirenetta

Inverno è mettere tanto zucchero nelle bevande calde.
O tanto dolcificante se sei alta, magra e bionda. Con il naso dritto e la bocca stretta in una smorfia costante di superiorità. Se hai forme perfette che resistono alla forza gravitazionale esercitata dal pianeta Over50. Se misuri l'eleganza in centimetri di tacco e diametro delle scollature. 

Un giorno ti sorprendo a leggere il Simposio di Platone. Strano abbinamento, tu con il Simposio. Ti credevo una superficiale e invece guarda che letture erudite. Forse è una versione a fumetti? Basta essere cattive, d'altronde anche la mia prof di latino e greco del liceo era come te, solo molto più bassa. Appariscente non significa oca.
Quel giorno un uomo ti si siede accanto: <<Lessi anche io il Simposio, da ragazzo.>> Usa il passato remoto per darsi un tono. Ma tu non rispondi, non lo degni nemmeno di mezzo sorriso. Anche da seduta sei più alta di lui di una spanna. Ma ormai lui si è agganciato, ti domanda se ti sta disturbando, ti chiede dove stai andando, se ti piace il tuo lavoro. E quando scendi dal tram lui ti segue, come i ratti il pifferaio magico. O forse meglio, come i marinai le sirene.
Però spesso una sirena è sinonimo di allarme e tu, pover'uomo, non l'hai capito. Sei stato rapito.

La mattina dopo la bambola si era sgonfiata. Riprese i suoi anni, le sue rughe, i suoi primi capelli bianchi, la sua voglia di scarpe comode. Riprese a camminare al pian terreno dove ai dialoghi di Platone si preferiscono le sfumature di grigio.

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